APERTE LE ISCRIZIONI
ALL’ ANNO ACCADEMICO 2010 - 2011

ACT MULTIMEDIA REALIZZA UN FILM PER GLI ALLIEVI DI FILMMAKER

Comincia finalmente a trapelare qualche indiscrezione sulla sceneggiatura a cui da diversi mesi stanno lavorando alcuni ragazzi del II anno di Filmaking, coordinati dal professor Piero Tomaselli. Mr. Teddy (titolo provvisorio del progetto), che dovrebbe essere realizzato entro la fine del 2010 e a cui lavoreranno, nei diversi reparti previsti dalla filiera di produzione, alcuni dei migliori studenti dell’ACT Multimedia, è un “thriller multi streaming” a intarsi narrativi e temporali sul modello di film come 21 grammi e Pulp Fiction. Gli interpreti protagonisti saranno gli allievi del corso di recitazione che verranno affiancati da alcuni nomi di livello internazionale, grazie al recente accordo di collaborazione con una delle più prestigiose agenzie di casting italiane, lo studio Squillante.

Nella foto da sn a dx, Eliseo Acanfora, Rocco Manuel Spiezio, Lorenzo De Liberato, il professor Tomaselli e Samuele Sestieri, impegnati in una riunione di sceneggiatura.

STUDENTI DI RECITAZIONE ACT SUL PALCO DEL TEATRO QUIRINO IL 18/6

(per sapere di piu' clicca qui)


LA PRIMAVERA DI UNA PROFESSIONE METTE IN SCENA LA PRIMAVERA DELLA VITA.

Gli studenti del II anno del corso di recitazione al Quirino con “Pene d’amor perdute” di William Shakespeare per la regia di Alvaro Piccardi..

Cosa augurare di meglio a dei giovani aspiranti attori che si iscrivono ad una scuola per imparare e poi intraprendere la loro carriera? Che riescano, entro il più breve tempo possibile da quando sono usciti dalle aule, a calcare le tavole di un vero palcoscenico, al di là del quale, una volta aperto il sipario, una platea di veri spettatori si attenda di assistere ad un vero spettacolo.

Il più delle volte ciò non avviene, e sugli sforzi, sulle speranze, sulle aspettative e sulle attese cala l‘ombra cupa della disillusione, della sfiducia, delle porte chiuse, dei destini senza sbocco.

Altre volte invece il miracolo può accadere, e di certo è accaduto l’altra sera, in uno dei teatri più prestigiosi della Capitale, il Quirino, che porta il nome di uno degli interpreti più straordinari del teatro italiano, Vittorio Gassman. E ciò è capitato grazie alla capacità, all’abnegazione, alla passione autentica per l’arte teatrale, alla volontà fino alla caparbietà di un grande professionista, quell’Alvaro Piccardi che ha al suo attivo una grande esperienza anche in campo didattico, essendo stato uno dei fondatori della Bottega di Gassman e del Laboratorio di Proietti, nonché direttore di diverse scuole di teatro, il quale ha scelto di lavorare su un testo tra i meno rappresentati di Shakespeare, Pene d’amor perdute, con gli studenti del secondo anno del corso di recitazione dell’ACT Multimedia, di cui è docente.


Ed il miracolo è consistito per l’appunto nel fatto che, a differenza dei saggi di fine anno che normalmente non riescono a nascondere il loro essere più esercitazione che rappresentazione, già fin dalle prime battute il pubblico (un pubblico composto non solo di compiacenti genitori od amici degli studenti-attori ma reale, vivo, autentico, fra cui si potevano distinguere, tra gli altri, personaggi rilevanti dell’attività teatrale nazionale come Pierluigi Pizzi, Gigi Proietti, Giancarlo Sammartano, Marcello Avallone, Vanessa Gravina, Giuseppe Ferrara, Mariano Rigillo, Edoardo Siravo, Paolo Triestino, Norma Martelli, Armando Pugliese, Annarosa Pedol) si è pienamente immerso nelle atmosfere di uno spettacolo vero e proprio, artisticamente maturo nonostante la giovane età degli interpreti, e con punte di inaspettato virtuosismo.


La compagnia -perchè di tanto si è trattato- ha fatto subito dimenticare agli spettatori infatti di essere un gruppo di studenti alle prese con un testo recitato per la prima volta in pubblico e, senza alcuna timidezza od impaccio ma, al contrario, con sorprendente sicurezza e con inattesa padronanza, in qualche caso con consumata e controllata sfrontatezza, ha affrontato un percorso drammaturgico in crescendo, che, nel dar vita al divertimento di una commedia sofisticata ed alla comicità di alcuni personaggi popolari alle prese con il linguaggio dei nobili, intende sottolineare anche le complesse difficoltà del tragitto amoroso, frutto di tattiche e conflitti, di resistenze ed abbandoni.


Pene d’amor perdute (Love' s Labour' s Lost), una commedia scritta da uno Shakespeare frizzante, fresco e divertente intorno al 1595 e rappresentata per la prima volta nel Natale del 1598 alla Corte di Elisabetta I, è infatti un’opera che vuol descrivere l’amore nell’età giovane, con tutto ciò che ne consegue in termini di vitalità, intemperanza, energia, passione, sventatezza, sfacciataggine, caratteristiche di una ricerca dell’“assoluto” che è tipica di questa particolare fase della vita, con le sue contraddizioni e le sue speranze, i suoi ardori e le sue malinconie.

Il racconto è semplice: Ferdinando, re di Navarra, ed i suoi tre gentiluomini Biron, Longaville e Dumain, decidono di far vita contemplativa ed appartata per tre anni, senza avere nessun contatto con il mondo femminile. Giungono però dalla Francia, in missione diplomatica, la principessa con tre dame, ed i quattro, subito innamoratisi, si rimangiano il voto con rimorsi e senso della vergogna che durano lo spazio di un mattino per poi lanciarsi nella conquista amorosa fatta di divertenti equivoci, di scambi di coppie e di identità, di buffe e farsesche galanterie, di sospiri, di giochi e di iperboli, di eccessive disperazioni come di ingenue vampate di felicità, mentre le donne si prendono beffe di loro fino alla notizia, brusca, repentina, improvvisa come un colpo di falce, della morte del re di Francia, quando le schermaglie finiscono e le quattro dame concedono ai loro spasimanti un anno di prova, dopo il quale -se resisteranno al tempo ed alla lontananza- prenderanno più seriamente in considerazione le loro dichiarazioni.

In quest’opera brillante e giovanile sullo scontro eterno tra seduzione e castità Shakespeare, raffigurando diversi personaggi ispirati al modello della commedia dell'arte italiana (il pomposo spagnolo, il curato timido e sciocco, il pedante maestro di scuola, il buffone dai modi rustici), e contrapponendoli alle figure principali, tipiche delle rappresentazioni di corte nel periodo elisabettiano, attua una sorprendente “contaminazione” testuale creando al contempo un linguaggio nuovo, originale ed anticipatore sul tema della sovranità assoluta della donna che guida e regge il gioco dell' amore e che trova la sua sintesi più avanzata in un finale decisamente “aperto”, con quella risposta rimandata in un luogo diverso e in un tempo successivo, in una sorta di inatteso “fuori campo” che spiazza le iniziali certezze affidate a labili giuramenti per inchinarsi al naturale, imprevedibile e mutevole fluire degli eventi e dei sentimenti.

La regia di Alvaro Piccardi, coadiuvato da Giuditta Gambieri ai movimenti, dalle musiche efficaci del “figlio d’arte” Giovanni, dai costumi eleganti di Giovanna Arena, dalle luci appropriate di Giovanna Venza e dall’infaticabile aiuto-regista Giulio Reale, è ferma e rigorosa ed al tempo stesso discreta, avendo per scopo di “liberare” le doti individuali di ciascun attore mantenendo l’energia corale di fondo, e lo fa con una briosa leggerezza, una grazia stilizzata, una elegante soavità d’insieme che fa ricordare il Peter Brook della indimenticabile messa in scena de Il sogno di una notte di mezza estate, o il Kennet Branach della versione cinematografica di questo testo ma con una vena di freschezza e di ironia in più, dovuta anche alla giovane età dei protagonisti che hanno saputo egregiamente riversare nell’opera il loro stesso sentire, la primavera di una professione che si cimenta con una delle più attente rappresentazioni sulla primavera della vita, da cogliere e da rendere nella sua incantata ed incantevole brevità con la vivacità del ritmo, quasi un balletto giocoso e al tempo stesso disperato dove, tra le pieghe dell’ironia, si insinua sottilmente e si avverte discretamente l’incedere di un lirismo malinconico che allude alla tristezza dell’autunno dopo lo sbocciare dell’amore e della vita.


I giovani attori sono apparsi pienamente consapevoli della ricchezza di questo tempo felice che stanno giustamente gustando con tutta l’irruenza passionale della loro età e lo hanno saputo impeccabilmente trasferire nell’opera, dentro i loro ruoli e tra le pieghe delle loro interpretazioni.

E dopo lo spettacolo questo stato d’animo era più che evidente nella loro comprensibile emozione, per la prova brillantemente superata, per gli applausi a scena aperta, per le congratulazione dei colleghi più esperti.

L’auspicio, a questo punto, è che questa bellissima primavera di vita, di professione e di messa in scena sia solo l’inizio di una lunga e meritata stagione di successi, nel teatro come nel cinema che presto -ne siamo sicuri- si accorgerà di loro.

Il ringraziamento è alla Accademia ed a tutto il corpo docente del corso di recitazione che ha saputo dare consistenza e tangibilità ad una non facile scelta artistica di tanti giovani che hanno imboccato la via della recitazione dando fiducia alla nostra scuola ed alla nostra capacità didattica..

Il consiglio, infine, è agli studenti del corso di filmaker, alla vigilia della realizzazione dei “corti” di fine anno: non cerchino troppo lontano gli attori che dovranno impersonare le loro storie ma guardino più vicino, dentro la loro stessa scuola, perchè lì vi troveranno -e dopo l’esibizione dell’altra sera possiamo affermarlo senz’ombra di dubbio- i talenti di cui hanno bisogno.

Vittorio Giacci




“Pene d’amor perdute” commedia di William Shakespeare

adattamento e regia: Alvaro Piccardi

costumi: Giovanna Arena

musiche: Giovanni Piccardi

interpreti e personaggi

Ruggero Cecchi – re Ferdinando
Stefano Patti – Biron
Daniele Battimo – Dumain
Paolo Emanuele Quaranta – Longaville
Giulia Grandinetti – Principessa
Lara Balbo – Rosalina
Valentina Bernardini – Maria
Nicol Sonzogni – Caterina
Fabrizio Milano – Boyet
Francesco Silella – Fava
Lucio Santi Raineri – Crapotti
Stefano Flamia – Don Armado
Francesco d’Amico – Piattola
Leidys Rojas Martinez – Giacometta
Mariangela Caruso – Olofernia
Michele Ferlito – Don Nataniele

SCUOLA CON PARTNERS ACCREDITATI PRESSO LA REGIONE LAZIO

In ricordo di Giuseppe e Pasqualino De Santis, fra i primi cineasti italiani a porsi il problema di come trasmettere esperienza e competenza ai giovani che vogliano intraprendere i "mestieri" dell'arte più moderna del nostro secolo, riconosciuti Maestri del cinema si sono uniti per costituire un nuovo Centro di Formazione, "ACTMultimedia", dentro il tempio stesso della cinematografia mondiale, CINECITTA'.






Ciak!...Si studia!


 VIENI DOVE IL CINEMA FA SCUOLA 



ACT Multimedia è presieduta da Vittorio Giacci, critico cinematografico ed esperto di mass-media e spettacolo. In virtù dei suoi diversi incarichi, ha avuto modo di conoscere e frequentare - cosi come gli altri partecipanti alla società - le più importanti personalità del cinema italiano ed internazionale. Da questo trentennale dialogo fra cineasti ne è scaturita un'esperienza preziosa che si è trasferita nella formazione professionale e nella didattica, prima in NUCT, ora in ACT Multimedia.

DIVENTARE PROTAGONISTI DELLA COMUNICAZIONE PER IMMAGINI DI DOMANI

"Non si fa arte senza impegnarsi dentro seriamente e religiosamente. E soprattutto con assoluta buona fede”

Michelangelo Antonioni

L'esperienza maturata in dieci anni di attività da me e da altri docenti che hanno insegnato nella NUCT, la Nuova Università del Cinema e della Televisione fondata da Giuseppe e Pasqualino De Santis, nel cui ricordo continuiamo ad operare, ci ha indotto a costituire una nuova struttura formativa che, partendo da quel bagaglio culturale, permettesse di dar vita ad un laboratorio teorico-pratico attento alle nuove forme dell'espressione per immagini, interpretando in tal modo le esigenze e le tendenze del mercato dell'audiovisivo così come esso si è attualmente configurato, sia in Italia che all'estero, tale da formare quadri tecnici, professionali ed artistici in grado di misurarsi con questi nuovi scenari nella prospettiva di una didattica strettamente integrata con il mondo del lavoro.


Dedica di Francois Truffaut a Vittorio Giacci

La "contaminazione dei generi" e la "trasversalità dei linguaggi" sono gli aspetti più caratteristici di questa mutazione che coinvolge ogni operatore del settore, il quale sempre più dovrà essere in grado di esprimersi, forte di una preparazione professionale che gli consenta di travalicare senza difficoltà "separatezze" e "specificità" sempre più anacronistiche. La tradizionale settorialità che contraddistingueva il settore, oggi risulta assolutamente inidonea a dare risposta alle necessità del mercato audiovisivo nel quale operano, e sempre più opereranno, figure professionali in grado di "attraversare" generi e linguaggi secondo modalità di affascinanti contaminazioni che non rappresentano altro se non nuove ed illimitate possibilità espressive.


Vittorio Giacci con Alfred Hitchcock

Prepararsi ad affrontare la richiesta di realizzare, interpretare, illuminare, produrre, scenografare o montare un videoclip musicale piuttosto che un film di lungometraggio, una fiction televisiva piuttosto che uno spot pubblicitario, un documentario piuttosto che un corto, essere in grado, insomma, di saper far bene tutto ciò parallelamente o consecutivamente, senza più distinzioni categoriali o scale di valore, significa diventare i protagonisti della comunicazione per immagini di domani.

UNA ACCADEMIA CHE INSEGNA

Entrare in ACT non è agevole: poichè vogliamo formare professionisti moderni e capaci, siamo rigorosi nelle nostre selezioni, preferendo puntare ogni sforzo ed ogni risorsa su chi veramente merita non perchè già preparato (a quello dovrà pensare il nostro corpo docente) ma perchè fortemente motivato ad affrontare un percorso di questo tipo.

Valutiamo in base alla predisposizione verso questo progetto didattico ed alla sua condivisione ma anche, e soprattutto, in base alla determinazione con cui esso vorrà essere perseguito.


Vittorio Giacci con Francois Truffaut

Impegnandosi seriamente, fino in fondo, con assoluta buona fede, come ci insegna il grande cineasta Michelangelo Antonioni.

Abbiamo, optato, ad es., anzichè per il corso di regia, per quello di "filmmaker", perchè emblematico dal punto di vista della completezza "trasversale" che esso offre a chi lo segue e chiarificatore della caratteristica dominante anche di tutti gli altri corsi.

Tecnici che conoscono soltanto la loro specifica professione, intesa come un campo di riservata e gelosa esclusività, saranno infatti sempre meno richiesti mentre competenze più diffuse, qualificate da una specializzazione ma esperte anche in ogni aspetto del fenomeno cinema, saranno sempre più ricercate.

Nei nostri corsi pertanto, accanto alle materie-guida, vengono sviluppate discipline ed insegnamenti comuni che permetteranno il dialogo fra esperienze e competenze diverse, nel comune intento di formare le singole personalità crescendole in una condivisa esperienza pedagogica.

Chi segue i corsi alla ACT si trova così ad arricchire la propria vocazione in un più ampio arco di sensibilità e conoscenze.

In altre parole: più facilmente inseribile nel mondo del lavoro; più disponibile ad aprirsi alle molteplici richieste del mercato; più preparato a sostenere il confronto internazionale e multimediale.


Vittorio Giacci con Tonino Guerra

Accanto al termine "accademia", più adatto ad indicare questa strategia didattica rispetto a quello di "università", abbiamo voluto aggiungere il termine "multimediale" non come generico riferimento ad una terminologia corrente quando non abusata, bensì come esplicito richiamo alla necessità -per noi un imperativo- di adeguare il nostro insegnamento ad una reale, effettiva ed efficace pluralità di competenze capaci di "contaminarsi" in ogni genere e di "trasversare" tutti i linguaggi.

Come avveniva nel cinema delle origini, quando artisti delle più diverse discipline si facevano attrarre dal suo fascino, e come avverrà nel cinema del futuro, quando sulla pratica esclusivamente tecnicistica torneranno a vincere la passione, l'arte, l'amore, in una parola, come amava dire François Truffaut, "la religione del cinema".

Abbiamo voluto chiamare questa nostra nuova iniziativa Act come "action", ("azione"), poichè in questa parola, così immediata e così evocativa, che chiarisce la nostra missione e definisce il nostro impegno: Il Fare ed il Rappresentare, è compreso tutto l'incanto e tutto il mistero del cinema.

UNA ACCADEMIA CHE PRODUCE

Fin dalla sua nascita, ACT Multimedia ha ritenuto come strategica una propria attività produttiva da affiancare a quella formativa e ciò nell’intento di evitare quel senso di separatezza che si viene sempre a creare tra momento didattico ed attività professionale.

Ogni scuola conosce bene la difficoltà oggettiva che investe i propri studenti una volta terminato il loro processo formativo, poichè l’ingresso nel mondo del lavoro non è nè facile nè tanto meno automatico. Tra quello che si è appreso in aula ed il set si forma un divario e non tutti riescono a superare un blocco che è al tempo stesso professionale e psicologico.

Per evitare questo rischio ACT Multimedia ha compiuto il passo, importantissimo, di collocare la propria sede all’interno di uno stabilimento cinematografico, e lo ha fatto scegliendo il più grande, il più bello, il più magico e mitico dei teatri di posa, quello il cui nome coincide, nell’immaginario collettivo, con l’idea stessa di cinema: Cinecittà.

Varcare quella soglia, respirare l’atmosfera di quella che un tempo fu chiamata la “Hollywood sul Tevere”, passeggiare lungo i suoi viali alberati o sedersi sui tavoli della mensa o del bar frequentati da registi, maestranze, tecnici e comparse, scoprire la “macchina cinema” nel suo farsi e condividere il cinema “al lavoro”, è certamente un primo e decisivo passo. Ma già nella fase dell’apprendimento è necessario dar vita ad un piano di studi molto pratico mediante il quale lo studente acquisisca consapevolezza, familiarità, fiducia, con i mezzi e gli strumenti, con gli spazi e con i suoni, le atmosfere e le logiche di un set in piena attività

In ACT si comincia a fare cinema già nei primi mesi di scuola, con appositi “workshop” che hanno per scopo di far entrare nelle dinamiche produttive reali, e poi con le esercitazione di fine anno, che nel secondo anno diventano vere e proprie esperienze produttive, con piani di lavorazione, cineprese, luci e pellicola e la cui validità tecnica ed artistica è comprovata dall’essere entrati, ben 6 di loro, nella selezione ai David di Donatello del 2009.

Ma anche questo non basta a formare le figure professionali di un’industria del cinema che possa essere competitiva a livello globale. Diventa allora decisivo -ed è proprio questo che contraddistingue in maniera unica la nostra Accademia da tutte le altre scuole di cinema- che gli studenti possano vivere l’esperienza reale di un opera autenticamente professionale, concepita da un vero regista e pensata per l’intero mercato dell’audiovisivo, nazionale ed internazionale, che possa essere, in altre parole, non solo realizzata ma anche vista nelle sedi più idonee, dai festival e dalle manifestazioni culturali come nelle sale o in televisione, provare l’ebbrezza di essere in gara con altri e magari vincere premi e riconoscimenti..

ACT ha iniziato questa attività, che considera non accessoria ma integrata con quella didattica, con collaborazioni a film opere prime di nuovi autori, come Punto rosso di Marco Carlucci, vincitore nel 2006 al B.A.Film Festival per la innovativa formula produttiva; con documentari come Roma Residence, realizzato da Andrea Foschi, Marco Neri, Marco Innocenti e Pietro Pasquetti, tutti studenti, presentato nel 2007 al Festival del Cinema Giovane di Torino dove ha vinto il premio “Avanti” per la distribuzione nelle sale ‘essai;

Roma intorno a Roma, realizzato dagli studenti con la supervisione dei docenti della regia del documentario Gianfranco Pannone e Mario Balzamo, presentato alla Festa del cinema di Roma 2008; Riccardo Orioles, giornalista antimafia, per la regia di Elena Mortelliti, realizzato da ACT Multimedia con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e premiato al Roma Film Festival del 2008; Mi mancherai. Ricordo di Sandro Pertini, un documentario realizzato in collaborazione con l’Associazione Sandro Pertini sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il sostegno della Regione Lazio, nomination ai Globi d’oro per il miglior documentario 2009.

E’ stata poi la volta, ancora nel 2009, del lungometraggio di Pier Francesco Lazzotti Dalla vita in poi, interpretato da Cristiana Capotondi, coprodotto da RAI Cinema, al quale hanno partecipato diversi studenti; di Giallo?, film d’interesse culturale nazionale diretto da Antonio Capuano interamente prodotto da ACT Multimedia, anch’esso con il sostegno del Ministero e presentato in anteprima mondiale al Taormina Film Festival dove è stato accolto con notevole successo di pubblico e di critica;





di Teatro è cinema, un documentario sui rapporti tra cinema e teatro realizzato nell’ambito del progetto di circuito nazionale cineteatrale ideato da Maurizio Scaparro, direttore del settore teatro della Biennale di Venezia; di Stanza 208, un’opera collettiva integralmente pensata, scritta e realizzata dagli studenti; del nuovo documentario coordinato da Pannone-Balzamo sulle arti e tradizioni popolari, ed ha partecipato al lungometraggio di Giuseppe Ferrara La tredicesima corda, fornendo attori e tecnici..

La Act ha poi collaborato alla realizzazione di diversi videoclip come Non parlarmi non ti sento di Jano, La danza de l’amor di Elena Presti. La ricetta di Sara Rados, Cambiami il destino di Ania, Volo senza ali di Alex Tommasi, Come puoi di Matisse, Bambola di sale degli Alkimia, Oltre note di Davis “Eskaloska” Annibaldi, Luca era gay di Povia, Come Bud Spencer e Terence Hill e, più recentemente, del videoclip Ci devi credere, realizzato a favore del progetto “Giovani Abruzzo” per la regia di Marco Carlucci con il patrocinio del Ministero della Gioventù, della Presidenza del Consiglio Regionale del Lazio, degli Assessorati alle Politiche Culturali e alle Politiche dello Sport del Comune di Roma. E' stato realizzato infine un altro lungometraggio in coproduzione, un’opera prima scritta e diretta da un nostro studente, Piero Tomaselli, Velma, con la partecipazione straordinaria di Gianmarco Tognazzi, tutor del corso di recitazione, selezionata in concorso al Festival di Annecy 2009 e accolta con notevole successo di pubblico e critica. Mentre è in fase di elaborazione una collaborazione produttiva diretta tra la ACT Multimedia e l’Università Roma Tre.

Questa nutrita esperienza, che si è rivelata estremamente positiva e che appare come unica nel panorama delle scuole di cinema, continuerà sempre più e sempre meglio affinchè ACT Multimedia diventi quel laboratorio di sperimentazione produttiva, quel cantiere di creatività, quella “bottega” delle arti visive che due grandi del cinema come Giuseppe e Pasqualino De Santis ci hanno indicato come missione e che l’indimenticato Michelangelo Antonioni ci ha lasciato come testimonianza viva di un cinema che è stato Arte all’ennesima potenza.

A coloro che scelgono di condividere con noi questo viaggio nell'universo cinematografico, televisivo e mass-mediologico, per apprendere a diventare protagonisti della comunicazione per immagini di domani, un augurio sincero di buon lavoro e di buona fortuna da parte di tutto il corpo docente e dello staff di ACT Multimedia."
Il Presidente
Vittorio Giacci